ELEZIONI 25 SETTEMBRE 2022

Il M5S nella XVIII legislatura della Repubblica

Il M5S nella XVIII legislatura della Repubblica

(sono solo le mie percezioni, poi…)

Ho conosciuto Beppe Grillo (attore comico, attivista politico, diplomato in ragioneria) nel 1977 quando apparve in TV conquistando subito una vasta popolarità per le sue satire spinte e spesso sguaiate; dal 1986, con Craxi Presidente del Consiglio, che fece in modo di non farlo più apparire in televisione, scomparve per un certo tempo. Ricordo quell’intervento come uno dei numerosi meriti di Bettino, poi, caduto in disgrazia anche lui per aver detto la verità sul mondo politico di allora. Ma Beppe Grillo, dimenticato da tutti, riapparve attorno al 2005 con la fondazione del movimento gli “Amici di Beppe” che, presente con liste civiche nelle elezioni amministrative del giugno 2009, ottenne un risultato modesto conquistando il solo comune di Parma, il più importante, e altri tre di poche migliaia di abitanti. Successivamente, il 4 ottobre a Milano fondò, insieme a Gianroberto Casaleggio, il M5S. Il pezzo forte di questo movimento, che Beppe abborriva chiamare partito, fu l’idea della “democrazia diretta”, in alternativa alla “democrazia rappresentativa” voluta dalla nostra mirabile e mai attuata fino in fondo Costituzione. Questa idea del comico aveva sullo sfondo una motivazione, quella di una avversione viscerale verso il sistema dei partiti (forse perché essendo lui anche un ambizioso attivista politico, i partiti lo avevano sempre escluso), e un obiettivo, quello di stravolgere questo sistema, sistema che la Costituzione ha previsto per praticare la democrazia rappresentativa (vedi articolo 49 della Costituzione, in verità, tradito quest’ultimo anche dagli altri partiti presenti in Parlamento, che hanno fatto in modo di ritagliarsi un potere che l’articolo succitato non assegna loro). Da quelle elezioni amministrative, però, iniziò una sorprendente crescita del Movimento, favorita dalla benevola informazione dei media, che alle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018 pervenne ad un risultato eccezionale, diventando la prima formazione politica, ormai progressivamente divenuta partito, divisa al suo interno in variopinte correnti: 96 deputati su 670 alla Camera e 62 senatori su 315 al Senato. Gli effetti di questa atmosfera di trasformismo, indotta da un populismo senza ragione e, a mio avviso, di dubbia costituzionalità, si vedranno subito; infatti, nella legislatura (la XVIII) che seguirà verrà varato il governo giallo-verde sotto la guida del sedicente “avvocato degli italiani”, Giuseppe Conte, che al primo apparire in quella esperienza di governo, faticosamente portata in porto in 88 giorni di estenuanti trattative, apparve ai più come fosse un prestanome scelto da Grillo ma affiancato dai due gendarmi vicepremier, capi politici, Di Maio per il M5S e Salvini per la Lega. Questo governo durerà in carica circa un anno tra litigi e improvvise rappacificazioni nel silenzio assordante del suo Presidente del Consiglio e del Movimento, rotto solo da una ridicola frase del loro capo politico dell’epoca, il vicepremier Di Maio, che in piazza Colonna, dopo che si era raggiunto un faticoso accordo sul Def, pronuncia: “Oggi aboliamo la povertà” (mi pare superfluo aggiungere che oggi le povertà assoluta e relativa, insieme, hanno toccato i massimi storici da allora; esse riguardano circa 15 milioni di persone, certamente aumentate dopo le misure restrittive messe in atto per fronteggiare la pandemia e l’inflazione galoppante a falcate gigantesche che ci ritroviamo per gli effetti della guerra in Ucraina; i dati ISTAT riferiti al 2020 infatti riportano 13,6 milioni di persone). I pezzi forte di questo governo furono il reddito di cittadinanza per il M5S e “quota 100” per la Lega (al netto di tutti gli effetti fallimentari che da varie parti furono e continuano ad essere denunciati); poi, la vicenda del leghista Siri ha fatto precipitare la situazione e il governo cadde ingloriosamente. Non fu così, però, per Giuseppe Conte con la sua vocazione trasformistica, perché passò, senza battere ciglio, dal verde al rosso prestandosi ad un’operazione politica che giudicai allora anche un grave papocchio istituzionale: ormai la maggioranza in Parlamento non corrispondeva più neppure lontanamente, infatti, alla maggioranza che si era prodotta intanto nel Paese, proprio per l’inconcludenza del M5S e delle uscite del suo garante (ma dove mai si è visto che un partito che sarebbe stato concepito come un’associazione di libere persone che discutono e compiono le proprie scelte in un contesto democratico e con strutture di governo democraticamente elette [sic], avrebbe avuto bisogno del garante?). Nacque così, il 5 settembre del 2019, il governo giallo rosso o Conte 2, che purtroppo coinvolse il PD, LeU, IV e il MAIE con l’appoggio esterno di una miriade di pezzetti di parlamentari riunitisi in partitini e gruppi, caratterizzati dal denominatore comune del personalismo e del frazionismo, compreso da ciò che restava del PSI. Questo governo restò in carica per un periodo di 527 giorni, flagellato da tensioni alimentate soprattutto da IV e Lega, fino al 13 febbraio 2021. Il governo Conte 2 fu caratterizzato dal più alto numero di componenti della compagine ministeriale e dal quasi 55% di esordienti (alla prima esperienza) nelle cariche rivestite, ma naturalmente anche dai continui malumori interni. I risultati di questo governo in economia, nel combattere la pandemia, in una Europa con un cambiamento di indirizzo politico di portata storica, merito anche di Gentiloni e Sassoli, non andrebbero di certo ascritti agli improvvisati ministri grillini. La caduta del governo Conte 2 e l’inizio del governo del salvatore della patria Draghi, i suoi risultati e la sua conclusione, che ha portato alla fine della XVIII legislatura, sono storia recente e per questo non mi soffermo, ma voglio evidenziare la incapacità a gestire i processi da parte di Conte: come presidente del Consiglio  del suo secondo governo non ha saputo far fronte alle motivazioni pretestuose che Renzi, peraltro sparuta minoranza in quel governo, gli mosse; divenuto capo politico del M5S, come da comunicazione del presidente del Comitato di garanzia del 6 agosto 2021 Vito Claudio Crimi, con 67.064 voti su 115.130 aventi diritto al voto (esempio fulgido di democrazia diretta  ridotta al lumicino e praticata con la supervisione del garante dei garanti, Beppe Grillo, che lo aveva indicato) non ha saputo tenere insieme le sue varie anime condannando il M5S alla scissione e probabilmente alla polverizzazione e alla fine; Giuseppe Conte, come alleato del governo Draghi, ha innescato una pericolosissima crisi di governo che ha portato a conclusione la legislatura solo a pochi mesi dalla naturale sua conclusione e in presenza di scadenze dalle gigantesche rilevanze, che vede coinvolta l’Italia nei confronti, della fase di definizione della situazione economica finanziaria, delle attese degli italiani e dell’Europa. Per riassumere: Giuseppe Conte, prima, prestanome voluto da Grillo, nel governo giallo verde, individuato nel mondo universitario con una carriera all’ombra delle baronie, poi, trasformista in politica e negli obiettivi, poi ancora, capo politico riconosciuto da uno sparuto gruppo di iscritti al M5S, incapace, inconcludente e picconatore di un governo che nelle miserande condizioni in cui si trovava l’Italia, era l’unico possibile, non ha i numeri per affermare oggi, in vista delle elezioni del 25 settembre p.v., che lui e il M5S da lui guidato con la supervisione di Beppe Grillo, siano gli unici veri progressisti in campo. Se il monopolio del progressismo spetta a loro io m’iscrivo subito al più forte conservatorismo, cioè all’esatto contrario.

Ut qui post il 25 settembre l’ardua sentenza!

MARIO CAROLLA, il 2 SETTEMBRE 2022

Commenti più recenti

08.10 | 09:47

Bella pagina di un pensionato educatore che continua a prestare e divulgare il suo sapere a chi non puo' o non ha potuto studiare per motivi inerenti al vissuto

25.09 | 09:50

Caro Mario ho arguto, per aver di fatto scritto a lungo e... A vanvera, che qui non si possa scrivere a lungo. Lo farò sulla tua mail...

09.08 | 04:15

L'analisi presentata dal Dirigente scolastico Mario Carolla è puntuale e realistica e ne condivido in pieno la sua struttura innovativa .

09.06 | 04:22

Ateismo e Agnosticismo :va bene così.La maiuscola va bene.Non avevo battuto io:ho affidato ad altri un lavoro che mi stanca subito.Preferisco la penna.